Il restauro di San Pasquale

 P. Giovanni Ximenez,  nel 1593 cioè un anno dopo la morte di S. Pasquale (17 maggio 1592), ne scrive la biografia e lo descrive come un uomo “... di media statura, viso non proprio bello ma grazioso, cortese e sereno ... la fronte tonda saliva ai lati con un po’ di calvizie, gli occhi chiari ... le guance ben colorite, la barba non molto densa...”. La scultura lignea ottocentesca di S. Pasquale al Granatello di Portici sembra attenersi a questa descrizione del Santo compiuta dall’agiografo che lo ha conosciuto di persona. Essa rispecchia l’iconografia tradizionale: rapimento estatico, occhi rivolti verso l’ostensorio apparso su una nube sorretta da tre teste di cherubini, bocca semiaperta espressiva nel desiderio di nutrirsi dell’Eucaristia. Lo scultore ha cercato di rendere il senso del sollevamento dalla terra verso il cielo rappresentando sotto l’abito del Santo un ammasso di rocce inglobate in un inizio di nuvola dal colore scuro, che si confonde con quello della terra. Il restauro è stato effettuato sotto la vigilanza della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli; prima di giungere a quello originario, sono stati rimossi ben tre strati sovrapposti: un primo di colore, un secondo di stucco e un terzo di carta colorata. Sono così tornate visibili le fattezze originarie della statua, le toppe che abitualmente erano cucite sull’abito e sul mantello dei Frati Minori Alcantarini, di cui si erano smarrite le tracce. Il recente e paziente restauro ha restituito all’icona del Santo movimento, agilità ed espressività che si erano perse sotto l’uniforme strato di colore del precedente intervento. Anche l’ovale affrescato della volta della cappella è stato oggetto di un intervento di pulitura, per cui è diventato più luminoso e visibile.

Esso è di epoca posteriore alla statua e l’autore è ignoto; rappresenta il prodigio verificatosi durante la S. Messa esequiale del Santo, allorché, secondo la dichiarazione della teste al processo di canonizzazione Maria Ferrèe, S. Pasquale aprì occhi e bocca al momento dell’elevazione dell’Ostia consacrata: “... vidi gli occhi del Beato aprirsi e fissarsi nell’Ostia quando vi fu l’elevazione e poi chiudersi lentamente quando il sacerdote ebbe abbassata l’Ostia e l’ebbe posata sull’altare”. Dal 16 marzo di quest’anno i numerosi devoti del Santo dell’Eucaristia possono contemplare nell’icona del loro patrono la loro vocazione ad essere impegnati nell’edificazione della città degli uomini e, nello stesso tempo, protesi verso la città di Dio. (P. Luigi Ortaglio,ofm)

 

 

Informazioni aggiuntive