Vita di fra Umile

Giuseppe Fidanza nacque a Calvisi di Gioia Sannitica (CE) il 14 giugno 1910 in una numerosa famiglia (erano ben nove figli) di umili origini: il papà era sarto. Fu battezzato nel medesimo giorno. Fin dall’ infanzia si sentì attratto da Dio, frequentando assiduamente la  parrocchia di S. Liberato e formandosi sul piano spirituale sotto la guida dei parroci del tempo. Nella prima giovinezza fu attratto dalla testimonianza dei frati cercatori del vicino convento di S. Maria Occorrevole di Piedimonte  Matese, i quali si recavano a chiedere l’elemosina anche a Calvisi, perché evidentemente la località era compresa nel distretto di questua del convento di Monte Muto. Iniziò, pertanto, a frequentare il convento, trascorrendovi anche un tempo di discernimento vocazionale, interrotto per espletare il servizio militare a Cesena e presso l’ospedale militare di Bologna (1931-1932). Appena congedato con un giudizio molto positivo del cappellano militare per il suo spirito di preghiera e di servizio, chiese ed ottenne di entrare tra i frati minori, vestendo l’abito come frate terziario l’8 dicembre 1932 proprio presso il santuario di S. Maria Occorrevole.

            Dopo la vestizione fu subito inviato al convento francescano di Portici, ove ha sempre dimorato tranne una breve permanenza nel convento di Airola in provincia di Benevento (1942-1943), prima per svolgere servizi interni alla fraternità, successivamente per fare la questua nei paesi della plaga vesuviana (S. Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Barra, Volla, S. Giorgio a Cremano, S. Sebastiano al Vesuvio, Ercolano, S. Anastasia, Somma Vesuviana) e della zona flegrea (Monte di Procida, Bacoli), nelle isole di Ischia e Procida, spingendosi fin nel Casertano (S. Nicola La Strada, Marcianise) e nel Salernitano (Eboli, Teggiano). Iniziò così l’apostolato di fra Umile, che seppe essere insieme questuante, consigliere e guida spirituale, un apostolato che si è concluso con il suo transito all’eternità il 3 marzo 1990 a Calvisi (CE), presso i familiari, ove si era trasferito negli ultimi tempi della sua vita per essere assistito nella sua infermità  e nel cui cimitero riposa.

            Fra Umile generalmente dal lunedì al mercoledì usciva per la questua, mentre dal giovedì alla domenica accoglieva i fedeli che numerosi venivano al convento francescano del Granatello per esporgli problematiche, ansie, timori, dubbi, richieste di preghiere di intercessione. Fra Umile non aveva cultura scolastica tanto meno teologica, sapeva appena leggere e scrivere, tanto da parlare sempre in dialetto, ma aveva ricevuto in dono dal Signore una spiccata capacità di leggere ciò che si agitava nel cuore dei suoi interlocutori, a cui solitamente dava risposte semplici e scarne, ma allo stesso tempo ispirate ad un grande senso di umanità, maturato durante i tanti anni spesi ad accogliere ed ascoltare chiunque, pronunciando parole rassicuranti ed incoraggianti. Per questo suo apostolato si meritò l’appellativo di “telegrafo di Dio”. Sulla scia dei vecchi frati questuanti alcantarini è stato diffusore del culto a S. Pasquale Baylon, alla cui intercessione attribuiva le grazie che alcuni, con semplicità mista ad un certo fanatismo, tendevano ad attribuire a lui, tanto da chiamarlo “S. Pasquale vivo”. Quando percepiva che la grazia invocata era in arrivo, soleva dire alla persona interessata: “Va, va, che ci pensa S. Pasquale”. In linea con la tradizione spirituale alcantarina coltivava una tenera devozione per la Madonna del Buon Consiglio, la cui icona è custodita presso il convento del Granatello.

            Nei suoi incontri con i fedeli raccomandava soprattutto la partecipazione alla Eucaristia e la celebrazione del sacramento della Riconciliazione. Ha introdotto presso il convento francescano di Portici la pratica del “17 del mese”, concepito come giornata di ritiro mensile per tutti i devoti di S. Pasquale, tempo di spiritualità in cui pregare, celebrare il sacramento della Penitenza e partecipare alla S. Messa. Fra Umile soleva chiamare il “17 del mese” con l’appellativo “ritiro di perseveranza”.

            A tutti coloro che incontrava fra Umile offriva sempre un pezzo di pane benedetto che invitava a prendere da una cesta che aveva a fianco, come segno del proprio impegno ad essere solidali con i poveri. Egli stesso era solito distribuire a famiglie povere parte dei beni in natura che riceveva, servendosi dei vari collaboratori che egli inviava presso le case delle famiglie bisognose. Tra fra Umile ed i suoi figli spirituali si stabiliva sempre un rapporto di scambio e restituzione allo stesso tempo: la gente gli consegnava i suoi problemi umani, spirituali, materiali insieme ai beni in natura ed a libere oblazioni, fra Umile a sua volta ricambiava la fiducia riposta in lui e restituiva i beni ricevuti offrendo consigli, preghiere ed un pezzo di pane benedetto. Col tempo egli maturò verso i fedeli un ruolo di paternità spirituale che gli fece attribuire il titolo di “Padre Fra Umile”. Comunque non mancava di essere brusco ed anche severo con chi non veniva da lui con le debite  disposizioni spirituali.

            Nel settembre 1978 fu istituito ministro straordinario dell’Eucaristia.

             Come avviene molto spesso  in situazioni del genere, fra Umile a suo tempo è stato oggetto di dicerie, fanatismo, illazioni, polemiche, denunce che ormai appartengono al passato; oggi rimane il bene spirituale e materiale che ha seminato nella vita di tanti, che ne conservano un caro e grato ricordo chiamandolo affettuosamente “il Nostro” (“O’ Nuost”).

            Dopo la sua morte i fedeli che frequentavano fra Umile hanno costituito dei gruppi di preghiera, che diffondono la conoscenza della figura di questo frate minore terziario, il quale per mezzo secolo ha di fatto istituito e promosso presso il convento dei frati minori di Portici un’attività socio-pastorale che oggi noi chiameremmo  “centro di ascolto” e/o “centro Caritas”. 

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